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Medicina Narrativa e scrittura

4 novembre 2016 | Bernardo Paoli | blog

Siamo costantemente dentro narrazioni. Ognuno di noi racconta ogni giorno qualcosa di sé a qualcun altro: una confidenza, uno stato d’animo, un progetto futuro, un’esperienza passata, un episodio di vita divertente. La narrazione riveste un ruolo fondamentale in ogni aspetto della nostra quotidianità, anche nel momento in cui ad essere narrata è la sofferenza dovuta ad una malattia.

Nonostante negli ultimi venti anni la medicina abbia fatto notevoli progressi, rendendo fruibili cure e interventi precedentemente inimmaginabili, dall’altro lato il rapporto tra medico e paziente non è avanzato allo stesso ritmo. Mentre la tecnologia medica cresce, lo spazio relazionale tra medico e paziente sembra diminuire. Spiegare il motivo di questo fenomeno è d’altronde piuttosto semplice: in ospedale i medici hanno tabelle di marcia ferree e tempi stretti da rispettare, e una volta individuata la diagnosi tutto ciò che il paziente ha da raccontare diventa secondario. La priorità resta guarire e salvare vite, ottimizzando il rapporto tra costi e benefici. In questa prospettiva l’aspetto comunicativo e relazionale sembra rivestire un ruolo davvero marginale.

Ma se accogliere, ascoltare e comunicare bene con i pazienti facesse invece parte integrante della cura? Perché il dato al riguardo ormai è indiscutibile: decenni di ricerca scientifica internazionale hanno chiarito che una buona interazione con il medico, e la possibilità da parte del paziente di poter narrare il decorso della propria malattia, rende il processo di guarigione più efficace. Da questa constatazione nasce la “Narrative Based Medicine”.

Con le parole della dottoressa Rita Charon, ideatrice di questo filone di studi, <<la Medicina Narrativa fortifica la pratica clinica, con la competenza narrativa per riconoscere, assorbire, interpretare ed essere sensibilizzati dalle storie della malattia: aiuta medici, infermieri e terapisti a migliorare l’efficacia di cura attraverso lo sviluppo della capacità di attenzione, riflessione e rappresentazione e affiliazione con i pazienti e i colleghi>>. Al centro dell’attenzione non ci sono nozioni mediche, virus, batteri ed organi compromessi, ma la malattia così come viene percepita, vissuta e narrata dal paziente, dal suo punto di vista emotivo. Il paziente trova così uno spazio per raccontare il decorso del suo problema medico, da quando stava ancora bene fino al sopraggiungere della malattia, descrivendo non solo i sintomi fisici ma anche gli stati d’animo provati, parlando non solo delle medicine assunte ma anche di tutto ciò che ha messo in campo per superare quel momento, come ad esempio un supporto psicologico, il rifugio nella preghiera, la meditazione, l’uso della propria forza di volontà, il sostegno delle persone care, le parole dei medici da cui più ha ricevuto supporto.

Benché non si senta spesso parlare di questo tipo di approccio, in Italia vengono proposte in alcuni centri di eccellenza esperienze impostate in tal senso. Ad esempio dal 2013, nel reparto di Neurologia di Alessandria, è stata messa a disposizione del personale medico e dei pazienti la “stanza della scrittura”, un luogo in cui pazienti e medici possono recarsi per condividere e raccontare per scritto le loro esperienze e storie di vita. La scrittura tra l’altro, oltre ad un indiscutibile potere di cura (sostiene infatti in modo significativo la gestione delle emozioni e dello stress), favorisce l’elaborazione di una diagnosi più efficace.

Ecco quindi il mio invito: se purtroppo stai attraversando un periodo travagliato per la tua salute non buttare via questa esperienza, trasformala in scrittura! Raccontami poi i benefici che ne hai tratto.

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