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15 minuti al giorno, per 3 giorni

18 luglio 2016 | Bernardo Paoli | blog

Ottenere il massimo con il minimo”. Ecco l’imperativo che ognuno di noi segue fin dalla tenera età. Utilizzare il minimo sforzo per ottenere il massimo beneficio. E questo tanto agognato obiettivo può essere raggiunto attraverso la scrittura.

Infatti esprimere per scritto i propri pensieri e le proprie emozioni (quelle più profonde, tenute nascoste, le più imbarazzanti), violare attraverso la scrittura la propria privacy più intima, aprire quella “finestra” tenuta generalmente chiusa, e farlo solo per 15 minuti al giorno per soli 3 giorni consecutivi porta un’ondata di benefici.

Ecco a te una veloce carrellata di alcune scoperte fatte dalla ricerca scientifica:

  • Aumentano le performance scolastiche (Cameron et al. 1996)
  • Diventa più facile trovare un nuovo impiego (Spera, Buhrfeind, & Pennebaker 1994)
  • Si riduce la necessità di assentarsi dal lavoro (Francis et al. 1992)
  • Diminuisce la necessità di consultare un medico sia 2 mesi dopo l’esercizio di scrittura (Cameron & Nicholls 1996), che 6 mesi dopo (Francis & Pennebaker 1992), fino addirittura ad 1 anno e mezzo (Pennebaker, Barger & Tiebout 1989)
  • Diminuisce la frequenza del battito cardiaco (Petrie et al. 1995)
  • Diminuiscono i sintomi fisici (Richards et al. 1996)
  • Si allevia il distress, ovvero lo stress negativo (Schoutrop et al. 1996).

Alcuni aspetti curiosi da tenere presenti:

  • Si ottengono migliori risultati scrivendo una sola volta a settimana, anziché tutti i giorni (Smyth 1998)
  • Non c’è differenza se gli scritti vengono consegnati a qualcuno o se invece vengono tenuti per sé (Pennebaker & Seagal 1999)
  • E’ risultato essere ugualmente benefico sia che una persona scriva di episodi che gli sono realmente accaduti, sia che ad esempio racconti un evento traumatico completamente inventato (Greenberg, Portman & Stone 1996)
  • A ottenere maggiori benefici sono gli uomini, le persone che hanno subito un grave trauma difficilmente raccontabile a qualcuno, e le persone con un alto livello di ostilità o di alessitimia (ovvero la difficoltà ad identificare i propri sentimenti e a descrivere quelli altrui) (Pennebaker & Graybeal 2001)
  • Le persone con un’identità visibile stigmatizzata (ad esempio i latino-americani o le persone sovrappeso) ricavano più benefici scrivendo della loro appartenenza alla comunità generale più che della loro appartenenza al sottogruppo di persone con cui condividono la stessa condizione. Per contro le persone con una identità sociale stigmatizzata, ma non visibile (ad esempio gay, lesbiche ed ebrei), hanno ricavato più benefici quando hanno scritto della loro appartenenza al gruppo con cui condividono la stessa condizione (Seagal & Pennebaker 1997).

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